Tutto sulla logistica 25.02.2021
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La gestione del rischio nella supply chain non è mai stata così importante

La pandemia mette a dura prova il risk management. Come aumentare la sicurezza e la flessibilità della tua supply chain?

Dadi con i simboli del Supply Chain Management

Una supply chain moderna e a più livelli prevede il coinvolgimento di centinaia di fornitori. Lacune e interruzioni impreviste lungo le catene di fornitura si possono tradurre in danni alle aziende nell'ordine dei milioni di euro all'anno. Soprattutto in tempi di pandemia, in molti settori e molte imprese, la logistica si è trasformata in una vera e propria torre di controllo aziendale.

Come risultato, è aumentata notevolmente anche l'importanza di una solida gestione del rischio nella la supply chain. In questo articolo vogliamo parlare proprio del Supply Chain Risk Management.

Cosa si intende per Supply Chain Risk Management?

Il termine Supply Chain Risk Management (it. gestione del rischio nella supply chain) indica  l'impiego di strategie, tecnologie e processi volti a ridurre al minimo i rischi lungo la supply chain, e, al contempo, a garantirne la continuità e affidabilità. Quando, nel 2010, l'eruzione del vulcano islandese paralizzò il trasporto merci aereo in tutta Europa, la dipendenza globale dalle supply chain just-in-time fu messa per la prima volta a dura prova. In quel momento, si puntò ad aumentare la flessibilità e la resilienza delle catene globali del valore, tramite un cambiamento nella gestione del rischio. Gli obiettivi? Prevedere e stimare meglio i rischi e ottimizzare le condizioni quadro per la gestione delle situazioni di crisi. Un sondaggio condotto da Deloitte del 2016 ha messo in luce come, anche in condizioni di normalità, l'85% delle supply chain globali abbia subito almeno un'interruzione. Sicuramente la crisi legata al Covid-19 accelererà ulteriormente questi cambiamenti.

Rischi conosciuti e sconosciuti nella supply chain

Per una gestione efficiente dei rischi è consigliabile affrontare in modo mirato, da un lato, i rischi "conosciuti", e dall'altro, i "rischi sconosciuti". Tra i cosiddetti "rischi conosciuti" rientrano, per esempio, i ritardi nelle consegne, le modifiche nei costi delle materie prime o le cessazioni dei fornitori. Grazie a un'adeguata ricerca e conoscenza del mercato, non è solo possibile prevedere questo tipo di rischi, ma anche suddividerli in modo sistematico in categorie di rischio alle quali associare chiare proposte d'azione concrete.

Per i vettori, gli esempi più diffusi nel quadro dell'analisi del rischio a livello regionale, sono la dipendenza dalle condizioni meteo o gli imbottigliamenti sulle strade più frequentate. In questi casi, il problema può essere facilmente descritto e analizzato. Inoltre, è possibile definire una potenziale soluzione (per esempio un percorso alternativo) per ogni tipo di scenario, secondo il principio: se la situazione è A, la soluzione sarà B. Per quanto intuitivi siano questi esempi, è altrettanto logico che proprio i rischi conosciuti vengano analizzati regolarmente, poiché, per esempio, potrebbero insorgere nuovi cantieri o strade bloccate, o semplicemente perché le condizioni meteo cambiano stagionalmente. In ogni caso, vale il principio per cui una gestione attiva minimizza i rischi.

In entrambi i casi è consigliato definire delle condizioni quadro per la gestione del rischio, con le quali calcolare la probabilità che si verifichi un rischio e l'effetto previsto sull'azienda e sul resto della supply chain. Un primo strumento utile potrebbe essere la creazione di un semplice sistema "a semaforo" (da rischio basso a alto) con gli scenari standard e relative proposte d'azione concreta.

I "rischi sconosciuti", invece, indicano eventi difficili da prevedere, come le catastrofi naturali, improvvisi disordini politici o pandemie come quella di Covid-19. 
Per entrambi gli scenari, il Supply Chain Risk Management solitamente si suddivide nelle fasi di:

  • Identificazione
  • Valutazione
  • Controllo
  • Monitoraggio

Nel migliore dei casi, i rischi dovrebbero essere identificati e documentati in ogni fase della supply chain, con l'obiettivo di trarne conclusioni e proposte d'azione concrete per le consegne future. I rischi sconosciuti richiedono una struttura e una preparazione particolari. In primo luogo, è necessario sensibilizzare e responsabilizzare il personale. Tramite la formazione dei dipendenti, gli standard di performance e la creazione di una struttura di controllo, analisi e reporting è possibile dare vita a una cultura aziendale consapevole del rischio. Per esempio, i dipendenti dovrebbero ricevere un feedback positivo nel momento in cui parlano apertamente della presenza di potenziali rischi nella catena di fornitura. Inoltre, in azienda è fondamentale una comunicazione chiara e trasparente relativa alle responsabilità e alle aspettative, così da garantire che tutte le parti coinvolte conoscano gli effetti e il limite di tolleranza del rischio all'interno dell'azienda, e di conseguenza possano trovare soluzioni rapide a eventuali rischi.

Minimizzazione del rischio nell'era digitale

Lunghe attese alla rampa di carico, ingorghi stradali, problemi imprevisti per via di moduli in lingua straniera e costosi viaggi a vuoto: i rischi tipici per gli autotrasportatori sono noti a tutti. Lo Smart Logistics System di TIMOCOM contribuisce a minimizzare significativamente proprio questo tipo di rischi nella supply chain, per spedizionieri, autotrasportatori, autisti di veicoli pesanti e, di conseguenza, anche per le aziende di produzione e commercio. Oltre ai rischi menzionati, è possibile prendere decisioni oculate anche sulla base dei dati e delle statistiche interni all'azienda. In questo modo, le aziende saranno in grado di prendere le decisioni future su base oggettiva, migliorare le relazioni commerciali e, se necessario, affidarsi a nuovi partner commerciali. 

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